Un sito web può essere esteticamente impeccabile e, allo stesso tempo, difficile da usare.
Possiamo avere una UI curata, immagini di qualità, animazioni fluide e una palette perfettamente coerente con il brand. Ma se chi arriva sul sito non capisce dove trovare un’informazione, quale voce del menu scegliere o quale percorso seguire per raggiungere il proprio obiettivo, il problema è più profondo del design visivo.
Prima ancora dell’interfaccia esiste infatti una struttura invisibile che stabilisce come contenuti, pagine e percorsi sono organizzati e messi in relazione tra loro.
È l’architettura dell’informazione, o Information Architecture (IA), ed è una delle basi su cui si costruisce una buona esperienza utente.
Cos’è l’architettura dell’informazione?
L’architettura dell’informazione è la disciplina che si occupa di organizzare, strutturare, classificare e rendere comprensibili le informazioni all’interno di un ambiente.
E non riguarda esclusivamente il digitale.
Anche un aeroporto, un museo o un supermercato hanno una propria architettura dell’informazione: cartelli, percorsi, sezioni e indicazioni ci aiutano continuamente a capire dove siamo e dove dobbiamo andare.
Lo stesso principio vale per un sito web.
Progettarne l’architettura significa decidere quali contenuti sono necessari, come raggrupparli, quali relazioni esistono tra loro, come chiamare sezioni e voci del menu e quali percorsi offrire alle persone per raggiungere ciò che cercano.
L’obiettivo è creare un ambiente digitale nel quale l’utente possa orientarsi, comprendere e trovare senza dover prima imparare come funziona il sito.
L’architetto dell’informazione e UX designer Luca Rosati sintetizza efficacemente questi obiettivi attraverso tre concetti: orientamento, trovabilità e senso.
Tre parole che fanno capire anche perché l’architettura dell’informazione sia qualcosa di molto più ampio della semplice organizzazione di un menu.
Architettura dell’informazione, UX e UI: qual è la differenza?
Information Architecture, UX Design e UI Design lavorano a stretto contatto, ma non sono la stessa cosa.
L’architettura dell’informazione definisce la struttura e le relazioni tra contenuti e informazioni.
La UX Design si occupa dell’esperienza complessiva dell’utente: considera bisogni, comportamenti, percorsi, interazioni ed eventuali punti di attrito.
La UI Design traduce questa struttura in un’interfaccia visiva con cui l’utente può interagire: layout, gerarchie, tipografia, colori, componenti, pulsanti e stati dell’interfaccia.
Possiamo quindi pensare all’architettura dell’informazione come a ciò che accade prima e sotto l’interfaccia.
Se la struttura è confusa, difficilmente un’interfaccia esteticamente riuscita potrà risolvere il problema.
Il vero obiettivo: trovare senza dover cercare
Uno dei concetti centrali dell’Information Architecture è la findability, ovvero la capacità di un’informazione di essere facilmente trovata.
Un contenuto può essere presente sul sito, completo e perfettamente scritto. Ma se l’utente non riesce a raggiungerlo, dal suo punto di vista è quasi come se non esistesse.
Pensiamo al sito di un’azienda che offre diversi servizi.
Un potenziale cliente arriva perché vuole capire se quell’azienda può risolvere uno specifico problema. Il servizio che cerca esiste, ma è nascosto sotto una voce poco intuitiva del menu, utilizza una terminologia comprensibile soltanto agli addetti ai lavori oppure richiede diversi passaggi prima di essere raggiunto.
L’informazione c’è. È il percorso per raggiungerla a non funzionare.
Una buona architettura dell’informazione cerca di ridurre proprio questa distanza tra ciò che l’utente vuole sapere e il punto del sito in cui può trovarlo.
I quattro sistemi dell’architettura dell’informazione
Per capire concretamente come funziona l’Information Architecture possiamo considerare quattro sistemi che lavorano insieme: organizzazione, etichettatura, navigazione e ricerca.
Il primo problema è stabilire come raggruppare i contenuti.
1. Organizzazione: dove mettiamo le informazioni?
Possiamo organizzarli per argomento, tipologia di servizio, pubblico, settore, area geografica o secondo altre logiche.
Non esiste una struttura universalmente corretta.
Il sito di uno studio professionale, quello di un’azienda industriale e quello di un ente culturale hanno contenuti, utenti e obiettivi differenti.
Ciò che conta è che la logica utilizzata sia comprensibile soprattutto per chi visiterà il sito, non soltanto per chi conosce già perfettamente l’organizzazione.
2. Etichettatura: come chiamiamo le cose?
Possiamo organizzare bene le informazioni e renderle comunque difficili da trovare scegliendo le parole sbagliate.
Il labeling riguarda i nomi che assegniamo alle voci del menu, alle sezioni, ai pulsanti e ai link.
Uno degli errori più frequenti consiste nell’utilizzare il linguaggio interno dell’azienda.
Nomi di reparti, sigle, definizioni commerciali o terminologia tecnica possono essere perfettamente comprensibili per chi lavora ogni giorno nell’organizzazione e completamente oscuri per chi visita il sito per la prima volta.
Una buona etichetta dovrebbe ridurre il dubbio, non generarlo.
Se dobbiamo cliccare una voce del menu per scoprire cosa significa, probabilmente quella voce non sta facendo bene il proprio lavoro.
3. Navigazione: come ci muoviamo?
La navigazione è il sistema che permette alle persone di muoversi all’interno della struttura.
Il menu principale ne è una parte importante, ma non è l’unico elemento: link interni, breadcrumb, menu secondari, contenuti correlati e call to action contribuiscono tutti a indicare dove siamo, dove possiamo andare e come possiamo tornare indietro.
Una buona navigazione non dovrebbe costringere tutti a seguire un unico percorso. Dovrebbe creare collegamenti coerenti tra le informazioni e permettere alle persone di raggiungere lo stesso obiettivo anche partendo da punti differenti del sito.
4. Ricerca: quando il sito deve aiutarci a trovare
Non tutti i siti hanno bisogno di una ricerca interna.
In un sito con poche pagine, una struttura e una navigazione ben progettate possono essere più che sufficienti. Quando invece la quantità di contenuti cresce – pensiamo a portali, siti editoriali, documentazioni, aree riservate o siti aziendali particolarmente articolati – la ricerca può diventare un ulteriore strumento di orientamento.
Anche in questo caso non basta semplicemente inserire una barra di ricerca: risultati, suggerimenti e assenza di risultati fanno parte dell’esperienza e devono essere progettati.
Una struttura chiara per chi arriva sul sito
Quando progettiamo l’architettura di un sito c’è un aspetto importante da considerare: noi conosciamo già i suoi contenuti, l’utente no.
Sappiamo quali servizi offre l’azienda, conosciamo il significato dei termini utilizzati e sappiamo esattamente dove si trova ogni informazione. Per questo una struttura può sembrarci perfettamente intuitiva anche quando, per chi la incontra per la prima volta, non lo è affatto.
Chi arriva sul sito parte invece da un’esigenza: vuole capire cosa fa un’azienda, trovare un servizio, approfondire un argomento, vedere un progetto realizzato oppure entrare in contatto.
Una buona architettura dell’informazione prova quindi ad avvicinare il modo in cui organizziamo i contenuti al modo in cui le persone li cercano e si aspettano di trovarli.
Questo significa interrogarsi non soltanto su quali informazioni inserire, ma anche su come nominarle, raggrupparle e collegarle tra loro.
Una domanda semplice può essere molto utile durante la progettazione:
“Se arrivassi qui per la prima volta, saprei dove cercare questa informazione?”
È proprio questo cambio di prospettiva che permette di passare da una struttura semplicemente ordinata a una struttura realmente comprensibile.
Perché sappiamo cosa significa un hamburger menu senza che nessuno ce lo spieghi?
Tre linee orizzontali.
Non c’è scritto “menu”, eppure nella maggior parte dei casi sappiamo già cosa succederà quando tocchiamo quell’icona.
Perché?
Perché attraverso anni di utilizzo di siti web e applicazioni abbiamo costruito dei modelli mentali: aspettative su come determinati elementi digitali dovrebbero comportarsi.
Lo stesso accade quando clicchiamo sul logo di un sito aspettandoci di tornare alla homepage, quando cerchiamo i contatti nel menu o nel footer, oppure quando riconosciamo immediatamente una lente di ingrandimento come accesso alla ricerca.
Queste convenzioni riducono lo sforzo necessario per utilizzare un’interfaccia.
Una buona UX non deve necessariamente essere prevedibile in tutto, né significa che ogni sito debba essere uguale agli altri. Ma quando decidiamo di rompere una convenzione consolidata dobbiamo chiederci se la scelta aggiunge realmente qualcosa all’esperienza o se stiamo semplicemente chiedendo all’utente uno sforzo in più.
La creatività nel web design può sorprendere sul piano visivo senza necessariamente rendere imprevedibile il funzionamento dell’interfaccia.
Progettare secondo i modelli mentali degli utenti
Il caso dell’hamburger menu rende evidente un principio più ampio.
Quando organizziamo un sito partiamo inevitabilmente da una nostra idea di come le informazioni dovrebbero essere raggruppate e presentate. Ma quella logica non coincide necessariamente con quella delle persone che utilizzeranno il sito.
Per questo nei progetti più articolati possiamo verificare direttamente come gli utenti interpretano la struttura.
Uno degli strumenti utilizzati è il card sorting: vengono presentati diversi contenuti chiedendo alle persone di raggrupparli secondo la logica che ritengono più naturale.
Con il tree testing, invece, possiamo verificare se gli utenti riescono a trovare determinate informazioni all’interno di una struttura di navigazione, senza che il design visivo influenzi il risultato.
Sono strumenti diversi, ma partono dallo stesso principio: non dare per scontato che ciò che sembra logico a chi progetta sia altrettanto logico per chi utilizzerà il sito.
Non progettiamo pagine, progettiamo percorsi
Homepage, Chi siamo, Servizi, Progetti, Blog, Contatti.
Pensare un sito come una lista di pagine è comodo, ma non descrive realmente il modo in cui viene utilizzato.
Le persone attraversano un sito.
E soprattutto non entrano tutte dalla homepage.
Qualcuno può arrivare direttamente sulla pagina di un servizio attraverso Google, qualcun altro su un articolo condiviso sui social, un altro ancora su un progetto trovato durante una ricerca.
Da qualsiasi punto inizi la visita, l’utente dovrebbe riuscire a capire dove si trova, approfondire ciò che gli interessa e individuare un possibile passo successivo.
Un percorso potrebbe essere: ricerca Google → servizio → progetto realizzato → contatto
oppure: articolo → approfondimento → servizio correlato → contatto
Progettare l’architettura significa quindi pensare non soltanto a dove collocare le informazioni, ma alle relazioni che permettono di passare da una all’altra.
Ed è anche per questo che una buona architettura non è necessariamente una struttura rigida e perfettamente gerarchica: contenuti diversi possono essere collegati tra loro quando questa relazione è utile e significativa per l’utente
Architettura dell’informazione e SEO
Una struttura chiara aiuta le persone, ma aiuta anche i motori di ricerca a comprendere come sono organizzati e collegati i contenuti del sito. Gerarchie coerenti, categorie sensate, URL comprensibili e una buona rete di link interni contribuiscono a rendere più evidenti le relazioni tra pagine e argomenti.
Questo è uno dei punti in cui SEO e UX condividono lo stesso obiettivo: rendere le informazioni comprensibili e facilmente accessibili. La progettazione dell’architettura dovrebbe quindi considerare sia i bisogni degli utenti sia il modo in cui le persone cercano online i servizi, i prodotti o le informazioni che il sito offre.
Non significa costruire un sito “per Google”. Significa evitare di considerare struttura, contenuti, SEO e UX come attività indipendenti da affrontare in momenti completamente separati.
Quando è il momento di ripensare l’architettura di un sito?
Spesso i problemi di architettura dell’informazione non nascono durante la realizzazione iniziale di un sito, ma con la sua crescita. Un’azienda aggiunge nuovi servizi. Nasce una nuova divisione. Vengono pubblicati progetti, landing page e articoli. Cambiano le priorità commerciali.Ogni aggiunta può avere senso singolarmente, mentre la struttura complessiva diventa progressivamente meno chiara.
Ci sono alcuni segnali che possono indicare la necessità di ripensarla:
- il menu continua a crescere;
- servono troppi passaggi per raggiungere contenuti importanti;
- non sappiamo dove collocare una nuova pagina;
- esistono sezioni molto simili tra loro;
- utilizziamo termini che i clienti difficilmente conoscerebbero;
- pagine strategiche sono raggiungibili soltanto attraverso percorsi poco intuitivi;
- per spiegare come trovare qualcosa sul sito dobbiamo dire “vai qui, poi clicca lì, poi apri…”.
Quest’ultimo è forse il test più semplice.
Se dobbiamo spiegare come navigare un sito, probabilmente è il sito che dovrebbe spiegarsi meglio.
In queste situazioni un redesign esclusivamente estetico rischia di vestire diversamente lo stesso problema.
Prima di cambiare l’interfaccia conviene tornare alla struttura.
Un buon web design comincia prima del design
L’architettura dell’informazione è una delle parti meno visibili di un sito web, ma influenza profondamente il modo in cui viene percepito e utilizzato.
Quando funziona bene, probabilmente nessuno la noterà.
Le persone troveranno ciò che cercano, capiranno dove si trovano e sapranno naturalmente come continuare.
Ed è proprio questo il punto.
Progettare un sito web non significa partire scegliendo colori, font o animazioni. Significa prima comprendere chi lo utilizzerà, quali informazioni cercherà, come si aspetterà di trovarle e quali percorsi possiamo costruire per accompagnarlo.
Solo dopo questa struttura può diventare interfaccia.
Perché un buon web design non deve costringere l’utente a capire come funziona un sito.
Dovrebbe permettergli semplicemente di usarlo.
In Seppia progettiamo siti partendo dalle domande di chi li userà, non dalla palette colori. Se vuoi capire se il tuo sito sta davvero accompagnando le persone dove devono arrivare, contattaci per una consulenza: guardiamo insieme struttura, contenuti e percorsi.
Jessica Franconieri | Web Designer | Seppia